Sono antifascista perchè…

La testimoninanza di Lorenzo TOMMASI

Difficile condensare in poche parole le tante motivazioni che possono spingere a un impegno dichiaratamente antifascista. Per quanto mi riguarda ho avuto il privilegio o la maledizione di nascere e crescere in un luogo in cui è consueto prendere parte. Bologna e la sua Provincia sono state tragicamente segnate dal fascismo. Dalla sua ascesa -basti pensare alla violenza squadrista che impedì nel 1920 l’insediamento della Giunta Comunale socialista regolarmente eletta – fino alla sua decadenza, macchiata dall’ignobile sostegno alle feroci rappresaglie naziste, di cui Marzabotto è uno degli esempi di crudeltà più conosciuto. Ma da contraltare al fascismo si è sviluppato un ampio e solido fronte di Resistenza. E la mia mente si riempie di ricordi, racconti e testimonianze di antifascisti e partigiani militanti che, per la maggior parte, oggi non ci sono più, ma che hanno contribuito a rafforzare la mia idea di libertà, giustizia e impegno sociale. Se devo parlare di una personale testimonianza antifascista di oggi mi risulta spontaneo fare riferimento al mio impegno nel terzo settore e soprattutto all’attività su cui ho investito più tempo ed energia, quella di volontario della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi (BO). Le Pubbliche Assistenze sono associazioni ONLUS diffuse su tutto il territorio nazionale già dai primi anni dell’Unità d’Italia, la cui attività principale è quella del primo soccorso socio-sanitario. Durante il fascismo le Pubbliche Assistenze vennero sciolte, a volte con la violenza. Tra i ricordi di storie ascoltate mi viene alla mente quella del partigiano comunista e volontario ANPAS (Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze) Garibaldo Benifei che descrisse l’assalto degli squadristi alla sede della Pubblica Assistenza di Livorno. Le Pubbliche Assistenze sono giustamente associazioni apolitiche, ma che svolgono un ruolo di fondamentale aiuto sociale e di solidarietà umana, in un mondo purtroppo sempre più individualista ed indifferente ai bisogni del prossimo e della collettività.

Con questo spirito sono stato attivo per anni come volontario, fino al mio trasferimento a Parigi, investendo e ricevendo tanto da questa esperienza. Non è stata la mia attività come volontario del soccorso a farmi iscrivere all’Anpi, ma è anzi attraverso l’Anpi che ho imparato la necessità di attualizzare e concretizzare la resistenza antifascista in un impegno civile che coordini il nostro agire tanto nella professione quanto nel tempo libero e nelle relazioni. Una necessità che nel tempo si fa sempre più forte davanti a una memoria storica che svanisce e a un ritorno subdolo e mistificato di nuove tendenze autoritarie.

Una foto di Garibaldo Benifei
fonte : https://www.stamptoscana.it/livorno-in-lutto-piange-il-partigiano-garibaldo-benifei/

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