Flashmob “Sardine Parigi”

Sabato 14 dicembre 2019 si è tenuto nella Place du Trocadéro il flashmob delle Sardine parigine. L’evento è stato organizzato in contemporanea al grande raduno delle Sardine nella Piazza San Giovanni di Roma ed in molte altre piazze di città europee. Erano presenti, con alle spalle la Tour Eiffel, circa 300 persone. Riportiamo qui di seguito l’intervento effettuato durante la manifestazione dal Presidente della sezione ANPI di Parigi, Raffaele de Leo.

Tutti si chiedono chi sono le SARDINE… le Sardine siamo noi, siamo quelli che cercano di occupare un posto che non è occupato da nessuno, che è stato abbandonato dalle forze “progressiste”, uno spazio da occupare che non rivendica niente di speciale, ma pone domande, domande alle quali qualcuno deve rispondere, quindi è giusto che non sia un partito, è giusto che non sia un movimento formalizzato (abbiamo brutte esperienze di movimenti spontanei che poi sono diventati un’altra cosa). Da questo però non bisogna essere ingenui: sardine sì, fessi no! Ho sentito una Sardina di Firenze, il giorno dopo flashmob fiorentino, dire “non siamo né di destra e né di sinistra”. Questo non può essere! In tutto il mondo c’è chi sta da una parte e chi sta dall’altra, quindi non perdiamoci in queste cose. Come Presidente dell’ANPI, ci teniamo a ricordare cosa è stato il passato: Liliana Segre dice sempre che la memoria è importante perché evita di fare gli errori che sono stati fatti nel passato. Voglio chiudere con un testo di una Sardina che fu scritto nel 1917. Voi non lo sapete ma c’erano Sardine già allora! Questa Sardina, sarda, è Antonio Gramsci e scriveva questo:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Antonio GRAMSCI – 11 febbraio 1917

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